L’origine delle misteriose MASCHERE VENEZIANE

Un viaggio con nuovi occhi | Mar 31 | 2020 |

Certamente anche tu, passeggiando per le calle veneziane, ti sei domandato quale possa essere la storia delle sue ammalianti maschere.

Certamente anche tu, almeno una volta, hai immaginato di fare un viaggio nel tempo per trovarti nel turbinio di vivaci colori, stoffe pregiate, magnifici copricapi dei giorni Casanova e Goldoni.

Beh, allora indossa ora la maschera che tanto hai sognato e partiamo alla scoperta della Venezia di secoli fa, quando le maschere non erano solo sinonimo di Carnevale ma ricoprivano ruoli fondamentali nella vita quotidiana.


Pensa che già nel 1268 venne emanato il più antico decreto in materia di “maschere”, allo scopo di regolarne l’uso e limitarne un utilizzo improprio, visto che già dell’anno mille era consuetudine mascherarsi. La nuova legge proibiva ai mattaccini, gli uomini in maschera, il gioco delle “ova”, una burla alquanto popolare che consisteva nel lanciare uova riempite di acqua di rose contro le dame che passeggiavano nelle calli.

È proprio negli anni del XIII secolo iniziarono ad essere documentate informazioni riguardanti la produzione, le scuole e le tecniche di realizzazione. È in questo periodo, inoltre, che fecero la loro comparsa i primi strumenti per la lavorazione di argilla, cartapesta, gesso e garza, tradizionalmente usati nella realizzazione delle maschere veneziane.

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Nel corso del Trecento, la Serenissima emanò numerose altre leggi, proibendo ad esempio l’utilizzo di travestimenti e maschere alle prostitute ed ai loro… frequentatori.
Fu proibito che fossero utilizzate al di fuori del periodo del Carnevale, nel luoghi di culto e nelle cerimonie ufficiali, fino ad arrivare al 1703, quando vennero proibite anche nelle case da gioco!

Le maschere infatti erano diventate un simbolo promiscuo: sinonimo di libertà, di gioco ma anche di trasgressione alle regole sociali, immoralità e licenziosità. Erano infatti largamente utilizzate per portare avanti relazioni amorose clandestine, affari loschi, per andare a giocare d’azzardo o semplicemente per non farsi riconoscere.

Per contro, si narra che nel 1776 fu imposto alle donne di andare a teatro con la maschera per proteggere il proprio onore!


CHI PORTAVA AVANTI QUEST’ARTE COSÌ FAMOSA E CONTROVERSA?

I mascareri, artigiani che fin dal tempo del Doge Foscari (1373-1457) si specializzavano nella produzione e decorazione delle maschere.

Nel 1436 la categoria si dotò di uno statuto ufficiale ed i mascareri vennero ufficialmente riconosciuti come artisti, capaci di creare opere sempre più dettagliate e fantasiose, con disegni, ricami, perline e piumaggi. Appartenevano alla frangia dei pittori ed erano aiutati nella loro professione dai targheri che imprimevano sopra lo stucco volti dipinti, a volte di ridicola fisionomia, con dovizia di particolari.


Ma ora rituffiamoci tra le strette calli della Venezia passata per udire richiami soffocati o grida provenienti dai maestosi palazzi: ‘Buongiorno Siora Maschera’, consueto saluto dei veneziani dedicato a tutti coloro che, a quel tempo, viaggiavano mascherati, non solo a carnevale ma per molta parte dell’anno.

Non ci credi? Ebbene sì ed ora lo vediamo assieme:
per certo le maschere si usavano in occasione delle goliardie del Carnevale, che iniziava il 26 dicembre per protrarsi senza interruzione fino al Mercoledì delle Ceneri.

Le maschere erano anche indossate in situazioni diverse a titolo precauzionale per affari rischiosi e per scambi fra mercanti e contrabbandieri.

Venivano indossate durante i festeggiamenti ufficiali più importanti della Serenissima e durante le occasioni del calendario religioso cristiano

Erano necessarie in occasione dei numerosissimi spettacoli mascherati, inizialmente organizzati nelle abitazioni private e successivamente anche nei grandi teatri. Altrettanto spesso ricche famiglie veneziane organizzavano appuntamenti mascherati a teatro conseguendo enorme successo, tanto da favorire la nascita di un vero e proprio “settore di professionisti”.

Le maschere erano infine uno strumento “tollerato” per rilassare o allentare le tensioni fra classi diverse, “risolvendole” senza che sfociassero in episodi estremi. Appartenenti a diverse categorie sociali si scambiavano affermazioni beffarde “imparzialmente”, poiché il mascheramento permetteva di “osare” senza essere scoperti o puniti. Alle classi subalterne la possibilità di canzonare finalmente le personalità più “sgradite” delle la nobiltà; agli aristocratici, l’occasione di barricarsi nell’anonimato “garantito” dal mascheramento, per concedersi comportamenti più liberi ed abbandonarsi al piacere di condotte “licenziose” sconvenevoli per il loro rango.


Ad ogni buon conto, col passare del tempo le leggi promulgate dalla Serenissima circoscrissero sempre più l’utilizzo delle maschere, fino a limitarlo solo al periodo carnevalizio o nel corso dei banchetti speciali. Da qui, il forte legame della maschera con il suo momento d’eccellenza: il carnasciale o, in veneziano, “EL CARNEVAE DE VENESSIA”.

Con la fine della Serenissima, nel 1797, le maschere caddero in disuso, finendo tristemente nei cassetti dei loro proprietari per quasi 200 anni.
Quando nel 1979 l’utilizzo delle maschere fu riammesso a Venezia, tornarono a splendere le botteghe dei mascareri, segno di rinascita di una tradizione solo sopita sotto la cenere ma mai spentasi, ancora fermamente amata dai Veneziani e dai turisti di ogni dove, che sognano di potersi ritagliare uno spazio di magia e storia tra le meravigliose calli di una città senza tempo.


Ecco perché, divertendoci come non mai, abbiamo più volte organizzato per i nostri gruppi laboratori di produzione creativa e decorazione della propria maschera, addirittura con “gara e premiazione finale” della più bella maschera “fai da te”.

Quindi, salutiamoci con un altisonante “Arrivederci, siora mascara”, ricordando che la nostra amata Venezia ci attende palpitante e vanitosa per rivelarsi ancora una volta ai nostri impazienti occhi.

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