La magia del DESERTO nella cultura

Un viaggio con nuovi occhi | Apr 23 | 2020 |

Parlare di deserto non può significare solo parlare di un luogo o più luoghi della terra. E noi desideriamo sovvertire gli ordini iniziando a parlare dei deserti impalpabili.

Un proverbio Tuareg recita così:

“Dio ha creato le terre con i laghi e i fiumi perché l’uomo possa viverci… Ed il deserto affinché possa ritrovare la sua anima”

Quante immagini, pensieri, emozioni sono immancabilmente evocate dalla parola “DESERTO”.
La sola sua pronuncia fa scaturire in tutti noi qualche provocante sensazione: da attraenti immagini di luoghi fascinosi ed esotici, a proiezioni intime e soggettive di miraggi mentali. In ogni caso e sempre, il deserto esercita il suo irresistibile appeal.

Sconfinati spazi, a volte “pieni” ed altre “vuoti”, ed orizzonti lontani ed indefiniti.
Totale assenza di vita oppure danze costanti di sabbia e vento.
Sensazioni languide a percezioni carezzevoli.


Il concetto di “deserto” incorpora tutte queste immagini, a volte addirittura contrapposte tra loro, proprio perché rispondenti a figurazioni personali, che nascono da intendimenti intimi e soggettivi, come se ognuno vedesse e vivesse un “proprio deserto” fuori e dentro.

Il deserto è quindi un termine ed un concetto multiforme, non solo dal punto di vista “semasiologico”, ma anche dal punto di vista grammaticale: il lemma “DESERTO” funge infatti sia da SOSTANTIVO che da AGGETTIVO, divenendo così capace tanto di descrivere un luogo e la sua entità fisica, quanto di evocare uno stato (d’animo) concreto ma anche astratto.

Il nome DESERTO deriva dal latino desertum e dal verbo deserere che significa abbandonare (“de” -accezione negativa- e “serere” -legare-). Ma per taluni la parola deserto potrebbe anche derivare dal nome del Dio egizio dell’aridità e dei deserti “Seth”, tant’è che in lingua egizia il termine Desher identificava il deserto e Desheret identificava il colore rosso.

Qualsiasi sia la sua origine, il vocabolo DESERTO è comunque un “sobillatore di animi” che fa galoppare la nostra immaginazione fino a luoghi ameni, talvolta anche inospitali, ma al contempo suggestivi, ammalianti e senza dubbio destino di viaggiatori curiosi.



Stiamo parlando solo di luoghi fisici? NO!


CONCETTO DI DESERTO COME GRADO ZERO DELL’ANIMA

«A ciascuno il suo deserto» dicono scrittori e filosofi, spiegando come in nessun altro luogo, o meglio non luogo, si manifesta altrettanto nuda, piena ma anche aspra la propria verità interiore.
Nel deserto mancano le occasioni di nascondere o fingere, esitare o fare passi falsi: per questo il DESERTO è stato utilizzato da filosofi, scrittori, mistici, religiosi, fisici ed altri molteplici personalità di cultura, scienza ed arte come “habitat” dell’ anima e della coscienza, luogo in cui si precipita al fondo di essa per trovarvi la verità.


Un’antica leggenda che si tramanda tra le genti del Sahara narra che in un remoto passato, al posto dell’attuale immensa regione arida dell’Africa settentrionale, estesa in lunghezza per 5.000 chilometri e 2.000 in larghezza, alternando paesaggi sabbiosi (erg), rocciosi (ḥammādah) e ciottolosi (serir o reg), vi era una sconfinata distesa verde, fresca e lussureggiante, con corsi d’acqua e popoli numerosi che vi vivevano felici ed in pace.
Dio disse loro di agire sempre in giustizia, altrimenti per ogni loro empietà, avrebbe lasciato cadere un granello di sabbia. I primi granelli non furono notati, i successivi furono sottovalutati poiché si pensò che troppi sarebbero stati gli anni necessari prima che quella polvere leggera potesse arrecare danno. Gli uomini litigarono, combatterono tra loro e … la sabbia finì col seppellire campi e pascoli, ruscelli e vita. Dio si dispiacque, ma ritenne importante che gli uomini non scordassero il male compiuto e la meravigliosa terra perduta, ma desiderassero ritornarvi compiendo il bene. Per questo punteggiò il deserto di radi isolati palmeti e fece sì che si ripresentassero all’orizzonte al guardo dei viandanti, come in un sogno a occhi aperti, come le immagini apparentemente illusorie che oggi chiamiamo miraggi.



Nonostante questa leggenda, il deserto non viene percepito come luogo inospitale, ma per taluni, ad esempio i Tuareg che lo abitano, come una benedizione divina.

Il deserto per eccellenza, il Sahara, nella lingua dell’antico e fiero popolo del Maghreb significa “nulla”, ma è un nulla che vuol dire in realtà “tutto”… un po’ come il concetto del Nirvana, dipende da che lato lo si considera.

Tutte e tre le religioni abramitiche sono nate nel cuore del deserto; i popoli autoctoni dell’area nordafricana (designati in Occidente come Berberi) si considerano Imazighen, che significa “uomini liberi”, cioè abitanti in un territorio di per sé paradigma della libertà.

Per i ṣūfī, i mistici dell’Islam, il deserto rappresenta il grado zero dell’anima, cioè quel “luogo” che rende possibile l’evoluzione interiore, ossia la consapevolezza che, attraversando “il deserto”, si perviene da una crisi esistenziale (dove nulla ha senso) alla piena maturità.
Il deserto è insomma la tappa fondamentale e ineluttabile dello sviluppo spirituale.



IL DESERTO BISBIGLIA, MA SI DEVE ASCOLTARE

Ma come trascendere il deserto e come percorrerlo?
Occorre abbandonare le proprie consuetudini, il passato ed il conosciuto, per iniziare il cruciale viaggio all’insegna del nuovo attraverso l’ignoto.

La quintessenza della meditazione è il deserto, il silenzio del deserto (come luogo o come il proprio sé, che nel sufismo (taṣawwuf) si definisce “l’Io più grande”) è il silenzio dell’ascolto, per scorgere infine la luce.

Ecco perché “un viaggio nel deserto” è così avvincente, seducente e suggestivo: perché può tanto essere fisico quanto mentale, immaginario e spirituale. In ogni caso, insegnerà “la resa”.

Viaggiando nel deserto si comprende che non si può restare identici a se stessi e non è dato arrestarsi, perché la vita è in continuo movimento.
Non serve ancorarsi, avvinghiarsi alle proprie “certezze”, né tornare indietro o temere… ma serve avanzare e tutto diverrà “imperdibile opportunità”, fino ad arrivare alla meta dopo aver compiuto il viaggio, con buona possibilità anche attraverso una trasformazione radicale.



QUALI SONO LE CONDIZIONI NECESSARIE?

Il coraggio per mettersi in cammino e per rischiare, per avanzare ed arrivare in un luogo diverso da dove si è partiti.

«Un uomo che rifiuta di conoscere il suo Dio, non è saggio abbastanza da mettere piede nel deserto»

cit. di Lettere dal Ténéré”, 2018


L’inesauribile concetto dei deserti della mente e dello spirito costituirebbero materia di per sé interminabile ed estremamente …. ATTUALE!

>>> Ma se vuoi sapere anche in merito al deserto inteso come dimensione fisica e luogo geografico clicca QUI per saperne di più e scoprire quali siano i luoghi visitabili <<<

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